di Marco Bongi

 

Le rivelazioni di mons. Carlo Maria Viganò hanno messo in subbuglio l’ambiente dei cosiddetti “vaticanisti”, soprattutto quelli italiani abituati ad arrampicarsi quotidianamente sui vetri per incensare le gesta del Vescovo di Roma. Non mi soffermerò, in queste poche righe, ad analizzare il contenuto e l’oggettiva rilevanza della testimonianza pubblica dell’ex-Nunzio negli Stati Uniti. Non ne ho le conoscenze né la capacità.

Si tratta indubbiamente di affermazioni molto gravi intorno alle quali l’unica domanda che un qualsiasi cattolico dovrebbe seriamente porsi è la seguente: sono vere o no?  Mons. Viganò, in altre parole, dice la verità o mente?

Non sembrano invece questi i dilemmi che assillano, tra gli altri, l’ineffabile “turiferario” Andrea Tornielli (Vatican Insider).

La sua tecnica espositiva segue davvero i dettami dei migliori manuali del depistamento e della disinformazione.  Dopo aver ampiamente cercato di screditare la fonte con allusioni alle tendenze conservatrici del Prelato, ai suoi sogni infranti di carriera negata e a supposti intrighi di palazzo da lui perpetrati negli scorsi anni, il “buon” Tornielli ci elenca altresì i veri quesiti che bussano alla sua coscienza. In estrema sintesi:

1 – Chi nascose i dossier su Mccarrick a San Giovanni Paolo II? Un santo, e per giunta post-conciliare, non può certo commettere errori… Questo è l’assunto indiscutibile…

2 – Perché Benedetto XVI si è limitato a sanzioni segrete e non ha pubblicizzato la condanna? Già… Benedetto XVI non è ancora santo… e soprattutto ha opposto qualche blanda frenata a taluni eccessi post-conciliari. Si può dunque attaccarlo anche direttamente…

3 – Perché mons. Viganò non ha parlato prima? Questa è forse la domanda più interessante e condivisibile. Tornielli però la esprime più in senso screditante della fonte che non finalizzandola ad un effettivo desiderio di conoscere la verità. A ciò rispondiamo con una ovvietà, ma le ovvietà spesso disarmano chi è in mala fede: molto meglio chi parla in ritardo rispetto a chi non ha il coraggio di parlare mai.

In ogni caso nessun cenno, neppure indiretto, alla vera ed unica domanda che ogni coscienza dovrebbe porsi, la ripetiamo: le affermazioni di Viganò sono vere o false?  Vale la pena di approfondirle?  Meritano una risposta ufficiale dalla Santa Sede?

Bergoglio ha già detto chiaramente che lui non risponderà. È già impegnato a telefonare qua e là, a qualche massaia o a Emma Bonino. Figuriamoci se può perdere tempo su queste bazzecole!

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2 commenti su “Le rivelazioni di Mons. Carlo Maria Viganò”

  1. Roma si sta trasformando in un museo nel senso che tra le sue mura, cadenti per incuria, la vita si va spegnendo. Il peso enorme ed insostenibile della sua storia e dei drammi non risolti, finiscono per trasformare quel che resta di una città di oggi in un museo di se stessa. La Roma dei papi è ancora erede della Roma dei Cesari? Prima della fondazione si dice che fosse un luogo di commercio degli armenti. In senso figurato è tornato al suo antico ruolo. Oggi si fa “politica”. Ovvero si commercia in influenze, in tangenti implicite o differite. Nessuno resiste al fascino perverso di Roma. Forse per il bene della fede cristiana sarebbe opportuno fare dello stato del Vaticano un grande, splendido museo. Un luogo imbalsamato, reso asettico, sterilizzato. I papi, se ce ne saranno ancora, avranno una sede itinerante, magari con centro in Avignone, oppure Aquisgrana, rinnovando il fasto del Sacro Romano Impero. Dovunque ma fuori da Roma. E poi smettiamola con l’ossessione del sesso. Alcune risoluzioni del Consiglio Vaticano II furono suggerite da una donna tedesca che, come lei stessa ha rivelato in un suo libro, era amante di ben due alti prelati del Consiglio. E forse non furono i consigli peggiori arrivati nel “sacro” consesso.
    Lasciamo stare il sesso “normale” altrimenti tutto diventa non tanto peccaminoso quanto ridicolo. Ciò che è da aborrire è la pedofilia, l’omosessualità ed altre “amenità” che andrebbero represse al primo apparire.

  2. Al scellerato spirito del concilio si può rispondere parzialmente con una sana e puntuale apologetica, ma soprattutto con una vita santa. Se oggi la Chiesa è così provata lo dobbiamo al fatto che oggi non c’è abbastanza santità. Meno parole e più santità, di questo c’è bisogno. E per questo ognuno di noi è chiamato, non per altro.

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